background image

M’è andato di traverso un pragmatismo

scritto da iosononicola il 12.2.2016
pubblicato in: Bollettino

Ho pubblicato questo piccolo post in un gruppo di Facebook.
Qualcuno l’ha letto e ha chiesto di poterlo avere su “piattaforma aperta”.
Eccolo qui.

“Lo so.
Questo è un gruppo sulla “Cura del Suolo”.
Potrei essere OT e, nel caso, spernacchiate ed andate oltre.
Visto l’ultimo chilometrico post ed i suoi diluvianti commenti vorrei porre una questione (principalmente a chi, in questa lista, coltiva “professionalmente” o da “reddito” ma i “consumatori-ortolani” possono comunque dire la loro magari pensando come “consumatori”)
La domanda è: ma, aldilà delle diverse tecniche, metodi (yeack!), filosofie, politiche… voi sapete qual’è il vostro prodotto finale? Il suo valore reale? (non vale fare i prezzi andando al supermerkat e moltiplicando per 4) Sapete quando sarà pronto ed in quale quantità? Soprattutto sapete se l’elefante sta partorendo una formichina?
La cura del suolo è, di base, il più grosso asset nella produzione alimentare.
Chi produce nutrimento in primis coltiva e sviluppa suolo.
Farlo in maniera etica, ecologica e sostenibile è complicato.
Se a questo si aggiungono tutte le variabili possibili immaginabili di clima, cultivar, pedogenesi, mercato ortofrutticolo… mi viene difficile non pensare che, senza un’adeguata programmazione, qualche “conto di energia” non venga “spalmato” su qualche “innocente” che a turno può essere l’utente finale (prodotto di qualità scadente ma venduto a cifre assurde perchè “naturale”), sul produttore (che va in burn-out da fatica), o sul suolo che viene “bruciato” nel tentativo di ricerca di una soluzione salvifica attraverso l’applicazione non consapevole di soluzioni semplici (si, capita molto spesso anche nell’ambito dell’agricoltura naturale…)”

rant

Thanks for all the fish!

E’ finito!
Il Crowdfunding, la ricerca di un finanziamento collettivo ‘dal basso’, per il progetto di OrtodiCarta ha raggiunto il suo 60° giorno ieri mattina intorno alle 10.
60 giorni di mail, chat, messaggi, post, telefonate
60 giorni di abuso di internet
60 giorni di incontri e confronti
60 giorni di vecchi e nuovi amici
60 giorni di fango spalmato sullo schermo di uno smartphone (si stava piantando aglio mentre si tenevano i contatti)
60 giorni formazione diretta su uno strumento sconosciuto (adesso un po’ meno… e verrà aggiunto alla nostra personale “cassetta degli attrezzi”)
60 giorni in orto durante il giorno ed al pc durante la notte
60 giorni di implementazioni, modifiche e vertigini
60 giorni di abbracci, ringraziamenti, supporto, solidarietà e costruzione
E’ finito…

Ed è stato un successo!!

E’ incredibile. Sono stati veramente 60 giorni emozionanti in cui tutti voi che avete partecipato vi siete messi in gioco, osando, sfidando un mainstream culturale, uscendo dalla vostra ‘zona di comfort’ dando fiducia ad un’idea ed accettando di rischiare con essa.
Grazie mille è incredibile quello che abbiamo fatto e faremo insieme.

Non costruiremo la Casa “Grande” (anche se continuiamo ad avere come ideale la Connected Farm di Hubka) e, quindi, non potremo liberare il “Farm-Pod” ancora per un po’ ma potremo affrontare comunque molti fondamentali investimenti per poter essere più efficienti, sostenibili e dimostrare che “si può fare” attraverso il lavoro e la pratica quotidiana. Potremo raccogliere molti più dati ed informazioni e sperimentare strumenti e tecniche che potranno essere esportate e trasferite per cambiare, un fazzoletto di terra alla volta, il nostro modo di nutrirci.

Potremo produrre cibo sano, equo e sostenibile per la comunità locale e partecipare con idee e proposte ad un cambiamento globale. Grazie anche alla vostra partecipazione.

Da un prato di Lessolo, ai piedi delle montagne… Grazie ancora!
Adesso. Tocca a noi!