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Aziende in Permacultura cercasi… cercasi?

Questo post è uno dei motivi per cui dovreste fare attenzione quando scrivete delle mail.

Primo: perché non è detto che vi si riesca a rispondere…

Secondo: perché se vi rispondiamo c’è la possibilità che ci si diverta un sacco a farlo e poi si pubblichi il tutto in maniera assolutamente inopinabile.

Quindi: scrivete! Noi ne siamo contenti ma sappiate che può essere rischioso…

 lettera

Buongiorno Nicola,

[omissis]

[omissis] vorremmo avviare nella [omissis] un’azienda che abbraccia i principi della permacultura.

Abbiamo già svolto una ricerca ,anche se un po grossolana, di aziende che utilizzino tale metodo ma abbiamo trovato solo angoli di aziende o hobbisti che esprimono in modo parziale ( es. sinergico) mentre un’azienda grande, bio, Toscana che ha anche utilizzato la biodinamica ( e un po di sinergico) dice che il metodo della permacultura non è applicabile a livello commerciale perché implica manodopera elevata ( diversamente da quanto sostiene la permacultura).

Per tale motivi ci stiamo chiedendo se siano reali ostacoli e se qualcuno abbia realmente provato ad avviare una azienda solo con tale metodo. [omissis] Saluti, [omissis]

casa-orto

Ciao [omissis],
sollevi una questione abbastanza spinosa e ricorrente.
Non sei l’unico ha cercare aziende in permacultura funzionanti o ad assistere a parziali realizzazioni (più come aiuole dimostrative che come realtà produttive).
Ora, per quel che mi riguarda, (pratico, studio e divulgo i sistemi di agricoltura naturale ed applico la progettazione in permacultura ma non sono un designer accreditato né ho titoli professionali se non la mia partita IVA agricola…) posso darti una mia impressione.
In primis conviene fare una distinzione non sempre così ovvia: un conto sono le tecniche agrarie utilizzate, un conto è laprogettazione sistemica dell’azienda o realtà in cui si opera.
A questo proposito mi viene veramente un po’ da ridere a pensare ad un’azienda biodinamica che lamenta l’eccesso di lavoro manuale, sarà che tutti i preparati li comprano già fatti? La purezza dei coltivi vista da sopra un trattore? bah… mi sembra una visione figlia dell’equivoco precedente
La permacultura è un sistema di progettazione sistemica che coinvolge tutti gli aspetti di una realtà (casa, coltivazioni, mercato, rete territoriale, sistemi naturali, energie…) e li fonde con dei principi etici fondamentali. Il che, automaticamente, rende più complesso definire un’azienda ‘in permacultura’ o meno.
Devo avere la casa in paglia per fare permacultura? Devo avere i bancali rialzati coperti di paglia? Devo abbracciare chiunque passi e regalargli un cristallo di ametista? Devo avere la certificazione ‘Bio’?
Boh? Non lo so.
Chiaramente questi sono tutti ‘pezzi’ che possono avere un senso in una progettazione ma, all’atto pratico, sono solo cose ‘scollegate’. Prive di senso se non inserite in una visione sistemica dei flussi di energia, denaro, forze fisiche, relazioni e di etica.
Spero che si sia notato che continuo ad usare il termine ‘sistemico’ e non ‘olistico’ per evitare fraintendimenti troppo fricchettoni. L’essere o meno fricchettoni è una scelta estetica personale, non c’entra niente con il coltivare in maniera naturale e/o la permacultura…
La permacultura è, in soldoni, un sistema di progettazione per soddisfare i propri bisogni senza sottrarre energie all’ambiente circostante ma, anzi, cercando di migliorarlo. Il riferimento principale come modello progettuale è l’ambiente naturale. Se non altro perché si è  affinato in migliaia di anni attraverso una continua evoluzione…
Quindi, la prima cosa che uno dovrebbe chiarire è: di cosa ho bisogno? Cosa voglio?
Un’azienda ortofrutticola? Un’allevamento di polli? Un posto bello dove crescere i bambini? Un bed&breakfast della sostenibilità? Un agriturismo con le Yurte in cui organizzare corsi di urlo primordiale? (vale la pena essere sinceri e pragmatici quando si risponde a questa domanda tanto, poi, la risposta potrà essere multipla e variegata…)
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Altra cosa sono le tecniche.
Noi, qui, siamo fortunati. Viviamo a due passi da Gigi Manenti uno dei principali produttori di orto-frutta con sistemi naturali in italia (3 ettari gestiti senza concimazioni, con lavorazioni del suolo leggere e sporadiche). Ma è permacultura? No, non credo. Mancano una serie di prerequisiti di progettazione ma la tecnica agraria è (quasi) ineccepibile. Il quasi è una sottigliezza mia sulla complessità pedo-climatica e bilo-chimica che caratterizza ogni singolo metro quadro di terreno…
In ogni caso lui è la dimostrazione che a livello di tecnica, parafrasando Frankestein jr., SI PUO’ FARE!
Va analizzato come farlo… ma vabbè…
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Per ciò che riguarda le tecniche e quindi in maniera indiretta la progettazione, va detto che in Italia abbiamo, a mio avviso, una pessima cultura agraria (lo so, sembra una bestemmia dopo tutto il marketing fatto da SlowFood & Co.) legata a prassi energeticamente svantaggiose e ad una programmazione grossolana, spesso, esclusivamente commerciale. Basti guardare la difficoltà a reperire attrezzi manuali adeguati e di qualità ad un prezzo accettabile.
Senza contare le pessime capacità di marketing, anche qui, legate per lo più a nicchie elitarie o ad un’ipotetica competizione sui mercati internazionali. (L’ultima che gira da queste parti è l’ipotesi di dare guerra alla Turchia sul mercato delle nocciole…)
Ma va detto che parte del problema è dettato anche da una pessima cultura dei ‘consumatori’ e, più vagamente, di una generale ‘pigrizia’ sociale.
Quindi, per cercare di risponderti, non ti preoccupare di cercare Aziende in Permacultura. Cerca aziende che applichino tecniche ‘naturali’ o che tu credi possano adattarsi per rispondere alla tua domanda di cui sopra e poi cerca di inserirle in una progettazione sistemica ed etica. Non so se alla fine del percorso avrai fatto permacultura ma, a meno che la permacultura non sia un plus valore economico a cui sei interessato, avrai soddisfatto i tuoi bisogni e, a quel punto, non credo che ti si porrà particolarmente il problema…
Non è che hai qualche altra domanda? No, perché magari alle altre riesco a risponderti in maniera un po’ più chiara e sintetica :)
In realtà, devo ammettere a tuo beneficio, che è un po’ la mia tendenza.
Anche a Colleretto Giacosa ho probabilmente ‘fulminato’ i presenti evitando accuratamente di dare ‘ricette magiche’ e ‘soluzioni pronte all’uso’ quanto, piuttosto, stroncandoli con pipponi interminabili su ‘come funzionano le cose’ e quali sono le variabili in gioco nella coltivazione del suolo. Per il resto, dati gli strumenti per scegliere cosa fare, ognuno scelga liberamente ed in maniera responsabile…
 lost
Dai, proviamo ad andare avanti: cosa vuoi fare? e perché?
Il ‘come’ è una variabile flessibile.
A presto
Nicola

 

26 Commenti

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  1. 1
    il 3 dicembre 2013 alle 12:29
    susanna ha scritto:

    bellissima risposta, condivido tutto in pieno, soprattutto che in italia non c’è cultura agraria…troppa gente che crede che per fare il contadino basti andare alla agricola più vicina..
    io sono agronomo ed ho sempre seguito le filosofie naturali.. in tutto.. grazie
    di questa bella risposta.

    Rispondi a questo commento
  2. 2

    Mi associo alla risposta di Susanna!

    Credo di non aver capito tanto bene (sono figlio di contadini anacronistici) se produco biochar, non sono un permacultore :)

    Rispondi a questo commento
  3. 3
    il 3 dicembre 2013 alle 19:47
    alberto ha scritto:

    non ho capito bene -post troppo lunghi non riesco a leggerli- se si stia cercando di censire aziende perma-agricole: ebbene la mia è in “conversione” dal biologico al sinergico da ormai 2-3 anni, con risultati però dubbi; ne stiamo provando a cominciare a discutere nell’ambito del neonato gruppo permacultura piemonte. contributi alla discussione (ed anche visitatori) sono benvenuti. alberto

    Rispondi a questo commento
    • 3.1

      E che i 140 caratteri di Twitter sono un po’ pochini per esprimere un concetto, gli sms prevedono un cellulare, facebook va bene per dire quando si è andati a prendersi una birra l’ultima volta… per il confronto a medio e lungo raggio tocca scrivere e/o leggere :)

      Non si sta cercando di censire nulla si sta analizzando la reiterazione di una domanda “esistono aziende agricole in permacultura?” e la mia risposta e “NO”.
      Oh porca miseria… Sono riuscito a riassumerlo.
      Potevo evitare di scrivere il post e la risposta all’amico [omissis] :)

      Esistono progetti realizzati seguendo i principi e le tecniche progettuali della permacultura ed esistono quelli che no. Ma la distinzione tra le due cose non è lineare come un bollino “BIO” e, si spera, non lo sarà mai.

      Poi possiamo catalogare chi ha una compost toilet, chi una rocket stove, chi mangia i grilli e/o chi c’ha la pacciamatura più alta.
      Io ho un’amico che s’è procurato un aratro Yeoman per tenerlo parcheggiato in giradino.

      :)

      Salutatemi Monica appena Renoir la lascia libera

      ps.- in un gruppo di permacultura piemontese però sarebbe stato interessante coinvolgere John Button

      Rispondi a questo commento
    • 3.2

      Come posso entrare in contatto con il neonato gruppo di permacultura in Piemonte? Anche io ho una piccola azienda agricola bio in Piemonte ( nel profondo sud della Langa astigiana ) e mi ispiro ai principi della PC ( o almeno ci provo ) dal 2000 ma…. Non ho la compost toilet! Sarebbe bello confrontarsi.

      Rispondi a questo commento
    • 3.3

      Alberto mi piacerebbe molto venire a visitare la tua azienda! Non so come funziona qui con i post: vorrei inviarti in privato cel o email

      Rispondi a questo commento
  4. 4
    il 3 dicembre 2013 alle 20:18
    claudio ha scritto:

    secondo me una piccola azienda agricola familiare applica in automatico i principi della permacultura, anche senza conoscerli, se vuole sopravvivere.

    Claudio

    Rispondi a questo commento
    • 4.1

      Potrei dissentire, qui da noi ci sono moltissime piccole realtà rurali e quasi nessuna ha una struttura di progettazione integrata che vada aldilà del “le bestie fanno la cacca – la cacca la metto nell’orto”.
      Oddio, già un bel traguardo rispetto ai genitori i quali ci andavano lisci di urea di sintesi…

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  5. 5
    il 4 dicembre 2013 alle 14:53
    Ernesto Ferrari ha scritto:

    A proposito della difficolta’ di reperire attrezzi agricoli adeguati e di qualita’ a me piaceva tanto l’iniziativa “Officina Walden” e avevo pure compilato il form sul sito per avere informazioni sulle forche a due manici, ma temo quel form mandi direttamente le richieste in un infundibolo cronosinclastico…
    Quindi la domanda la (ri)faccio qui: vedo che l’oggetto (come gli altri del resto) si trova in stato “sold out”, immagino io perche’ viene manufatto “espresso”, vorrei comunque ordinarne uno (anzi due, la 3 e la 7 denti) – come faccio?
    Grazie,
    Ernesto

    Rispondi a questo commento
    • 5.1

      Si, è la maledizione Kurt Voneguttiana di internet che ci porterà a cercare soluzioni alternative come shop…

      In ogni caso Officina Walden giace, come giusto che sia, in latenza finché non si necessiti di un determinato attrezzo per la produzione o, come giustamente dicevi, non ce ne sia una richiesta (un po’ più di una per una questione di costi…)

      Ora… la tre denti e la sette denti non le facciamo più, la prima per una questione di costi, la seconda (che comunque era più un prototipo che altro) per una questione strutturale: devi essere l’incredibile Hulk per usarla e la resistenza all’usura non è eccezionale.
      Quindi ci siamo appianati, per semplicità, al formato 4 denti che rimane la più versatile.

      Scusami ancora per il gap nella comunicazione tra i form e noi.

      Se sei ancora interessato possiamo scriverci su info@ortodicarta.eu

      Grazie mille

      Rispondi a questo commento
  6. 6
    il 4 dicembre 2013 alle 18:22
    MagodiAzz ha scritto:

    AAAAAZZZZZ !!!!!(ecco perchè mi chiamo Mago di Azz), perchè non progettiamo una forca con dentiera intercambiabile???
    Magari si potrebbe lavorare bene anche solo con la FORCA GENGIVA…che salvaguarda i nematodi NON masticandoli
    ( è una cazzata, ma in un post così aulico e pregnante, così lapalissiano ed idiosincrasico allo stesso tempo, volevo scriverci qualcosa anch’io, che diamine).

    Rispondi a questo commento
    • 6.1

      Una volta dovetti assistere un vecchietto senza denti a cui si doveva premasticare il cibo con una sorta di pinza-dentiera… si potrebbe pensare a qualcosa del genere :)

      Rispondi a questo commento
  7. 7

    non c’entra con l’argomento ma se ho capito bene se avete un 64770 n3r0 vi conviene n45c0nd3rl0 a17r1m3n71 v3 10 8ruc14n0.
    d4 4pr113.
    mi sa che la disoccupazione mi sta facendo impazzire…..il mattino ha l’oro in bocca
    ciau ne.
    sb

    Rispondi a questo commento
  8. 8

    i complottoni (complottanti)? mi dicono che per essere credibile debbo fare gli auguroni di buonissimi…
    tralasciamo le fratture ed auguriamo, noialtri complottastri, buona digestione a tutti i fratelloni.
    ciau ne
    sb

    Rispondi a questo commento
  9. 9

    Nicola:”Anche a Colleretto Giacosa ho probabilmente ‘fulminato’ i presenti evitando accuratamente di dare ‘ricette magiche’ e ‘soluzioni pronte all’uso’ ”

    Innanzitutto apprezzo il non avermi dato una ricetta (anche il mio docente di Medicina Tradizionale Cinese usava questo approccio: nessuno ha la ricetta magica in pugno…la realtà è soggettiva)

    Nicola:”Quindi, la prima cosa che uno dovrebbe chiarire è: di cosa ho bisogno? Cosa voglio?”

    Noi vorremmo applicare la sola coltivazione (capisco che questo non si può chiamare permacultura ma comunque spero possa ugualmente funzionare e offrire un prodotto ricco e genuino).
    _Bancali rialzati tipo sinergico coltivati a prevalenza di ortaggi (ovviamente insieme a officinali e fiori) circa 3000 mt2
    _un laghetto che possa ospitare qualche utile predatore (non vegetariano)
    _qualche perenne leguminosa e a frutto (che produca alla svelta)nello stesso sinergico circa 1000 mt2
    _ cereali antichi circa 2000 mt2 (esterni al sinergico)

    vendita diretta, mercati,ristoranti ecc. io e la mia compagna zero dipendenti.

    Nicola “Noi, qui, siamo fortunati. Viviamo a due passi da Gigi Manenti uno dei principali produttori di orto-frutta con sistemi naturali in italia (3 ettari gestiti senza concimazioni, con lavorazioni del suolo leggere e sporadiche).”

    allora lavorare il suolo con mezzi meccanici si ritiene naturale? Perdonami se avete già discusso di questo… io ho letto il ciclo ossigeno/etilene (a proposito: queste dispense prima l’avevo scaricata grazie a orto di carta ma ora bisogna pagare scribd…) + Fukuoka poi “per caso” ho seguito un corso del sig. Vigo esperto frutticoltore (metodo “meccanicista /moderno) che scrive sulla rivista “Vita in campagna” dice che non si deve lavorare la terra tantomeno rivoltarla(addirittura dice che il miglior concime è legna trinciata!).
    Secondo te un terreno argilloso può diventare leggero interrando (solo il primo anno) della legna cippata e con la sola lavorazione delle radici di leguminose?

    Nicola: “Cerca aziende che applichino tecniche ‘naturali’ o che tu credi possano adattarsi per rispondere alla tua domanda di cui sopra e poi cerca di inserirle in una progettazione sistemica ed etica.”

    Si è proprio quello che stiamo cercando però deve avere i requisiti sufficienti per essere definiti naturali (lavorazione del suolo,biodiversità).
    Se qualcuno mi può dare qualche contatto ne sarei grato

    Vorremmo fare questo perchè:
    1)sperimentare in piccola scala per poi soddisfare parte dell’autosostentamento di una comune ( mi sono innamorato del video/doc ” introduzione alla permacultura” : che ne pensi della loro realtà? questione di clima?)
    2)offrire un cibo genuino = meno farmaci
    3)il mercato è spoglio di questi prodotti
    4)educare le persone a riconoscere la qualità (il più difficile di tutto questo ambaradam!)

    Grazie mille in anticipo per tutti i tuoi e vostri suggerimenti e critiche!

    Buon anno nuovo!

    Marco

    Rispondi a questo commento
    • 9.1

      Urka… tanta robba…

      Allora, proviamo a rispondere a punti:
      (sempre considerando che nessuna risposta è da considerarsi ‘il Verbo’, potrei dire l’esatto o pposto tra qualche giorno… l’agricoltura fuori dai consorzi agrari è così…)

      _Bancali rialzati tipo sinergico coltivati a prevalenza di ortaggi (ovviamente insieme a officinali e fiori) circa 3000 mt2

      Sulla conformazione dell’orto, spazi, dimensioni, forme e strutture le argomentazioni pro e contro spaziano dal clima alla conformazione del suolo passando attraverso le attitudini ed abitudini di chi ci opera.
      Su questo si innesta poi un discorso più ampio legato alle attrezzature (manuali e/o non utilizzate). In ogni caso… gran bel pezzo di terra ;)

      _un laghetto che possa ospitare qualche utile predatore (non vegetariano)

      E questo non ci sta mai male.

      _qualche perenne leguminosa e a frutto (che produca alla svelta)nello stesso sinergico circa 1000 mt2

      Cioè… dei 3000 di sopra se ne devono contare 1000 in meno? Occhio solo alle piante che scegli, spesso le fabacee perenni a rapido sviluppo sono piante pioniere con la tendenza alla colonizzazione

      _ cereali antichi circa 2000 mt2 (esterni al sinergico)

      E, anche qui, nulla da dire se non che, forse, calcolerei bene la produzione di biomasse se volete azzerare i costi di importazione del materiale da pacciamatura (che, è sempre bene ricordarselo, è pur sempre una concimazione indiretta) :)

      vendita diretta, mercati,ristoranti ecc. io e la mia compagna zero dipendenti.

      Non so. Ma, almeno per ciò che riguarda le annuali, noi non riusciremmo a fare tutto senza una minima meccanizzazione (tutto manuale ma, in ogni caso, con fior fiore di attrezzature)
      Avete considerato bene tutti i costi (semi, attrezzi, piantine da trapianto e/o attrezzatura per vivaio)

      allora lavorare il suolo con mezzi meccanici si ritiene naturale?

      A questa ti rispondo con un’opinione strattamente personale e soggettiva. Il termine Agricoltura Naturale è un’ottimo ossimoro utilizzato per indicare un tipo di agricoltura che va oltre il concetto di biologico (agricoltura tradizionale senza chimica o quasi) per spostarsi ad un’agricoltura che sia consapevole dei cicli bio-chimici e che fondi le sue radici nello studio dell’ecologia dei sistemi. Questo non esclude che si possano fare delle lavorazioni del suolo devi solo essere consapevole di cosa questo implichi al sistema suolo nella sua complessità.
      Esempio: ti trasferisci in un ex campo di mais con una suola di compattamento a 60cm che sembra cemento… forse, uno scasso con il trattore conviene farlo…
      Esempio 2: produco verdure (annuali) da scambio e mercato e su questo dipende la mia sussitenza. Le annuali dispongono di poco tempo (rispetto ad una perenne) per affondare negli starti più bassi del suolo. O dispongo di un terreno meraviglioso (cosa pressochè impossibile in Italia dove è stato tutto coltivato o calpestato almeno un paio di volte)o una lavorazione dovrò farla per assicurarmi un raccolto. Il tipo di lavorazione scelta determina se sto agendo in maniera ‘naturale’ o no.
      Nel caso di manenti, se ricordo bene, sono 2 passaggi all’anno con un ripuntatore fatto apposta per alleggerire il suolo tagliandolo e senza disturbare con eccessi di ossigeno, inversione degli orizzonti ecc…

      Secondo te un terreno argilloso può diventare leggero interrando (solo il primo anno) della legna cippata e con la sola lavorazione delle radici di leguminose?

      Dipende ma così, senza avere altri dati in mano, direi di no.
      Ci potrebbero volere diversi anni di applicazione e sovesci. Ma, in generale, potrebbe dare i suoi frutti.
      Sul cippato di legna come ‘concime’ (anche se mi fa un po’ ridere chiamarlo così) puoi cercare BRF Bois Raméale Fragmenté…

      1)sperimentare in piccola scala per poi soddisfare parte dell’autosostentamento di una comune ( mi sono innamorato del video/doc ” introduzione alla permacultura” : che ne pensi della loro realtà? questione di clima?)

      Non ho presente il video ma ho presente il libro… il libro di per sè è un’ottima ispirazione anche se molto riduttivo. Come dire… è un’aperitivo, fa venire fame ma non sazia. Un po’ Giovani Marmotte del 3000. Non mi ci affiderei nella speranza di realizzare un progetto ma sicuramente lo utilizzerei come base di partenza per iniziare a studiare (cosa che, in effetti, è accaduta… più o meno…)

      3)il mercato è spoglio di questi prodotti

      Forse vero ma il mercato è sicuramente completamente saturo degli altri che sono più a buon mercato e, per quanto sia triste, bisogna tenerne conto se si vuole fare scambio e vendita…

      Sono stato palloso e verboso…
      Spero di aver risposto almeno a qualcosa…

      Buon Anno!

      Rispondi a questo commento
  10. 10

    Non sei stato palloso: grazie, invece, dei consigli… da fratello…

    Però il motivo principale della mia visita è che vorrei visitare sul campo realtà che utilizzino almeno in parte il metodo della permacultura…
    qualcuno conosce qualche azienda?

    Rispondi a questo commento
    • 10.1

      A costo di essere ripetitivo e vagamente antipatico (spero di no): cosa intendi con ‘metodo della permacultura’?
      Non esiste nulla che sia definibile come tale. Esistono centinaia di tecniche ascrivibili al sistema di progettazione in permacultura ma non un ‘metodo di coltivazione’ univoco.

      Da quel che so, di aziende che si ispirano ce ne sono molte (io compreso)alcune tendono al biodinamico, altre hanno piccoli appezzamenti a sinergico, alcuni sono progetti collettivi altre aziende che, inconsapevolmente, seguono alcuni dei parametri ascrivibili all’ambito dell’agroecologia.

      E’, felicemente, un mondo tutto da creare.
      Lo scopo è raccogliere più informazioni possibili da qualsiasi parte essere arrivino e poi, grazie al mindframe dei principi e delle etiche della permacultura, fare pulizia, tenere quello che serve e, se possibile, modificare il resto.

      In ogni caso… parlando esclusivamente per ciò che mi riguarda, noi siamo facilmente raggiungibili :)

      Rispondi a questo commento
  11. 11
    il 11 giugno 2015 alle 16:47
    diego leo ha scritto:

    Salve a tutti. Mi stanno per affidare 10 ettari vicino al lago trasimeno a titolo gratuito per due anni e poi ad un canone ritenuto basso( 300 all anno per ettaro) per dieci anni. Vorrei svilupparci una bio fattoria sociale che strizzi l occhio alla Permacultura e a tutte le tecniche e dispositivi di autosostenibiltá sviluppando man mano un agricampeggio e b and b. Vuole essere un centro di diffusione di tali tecniche e produrre ortaggi e cereali di qualità da vendere ai proprietari dei giardini di cui già mi occupo. Questa potrebbe diventare un azienda in Permacultura con queste basi. Quando sono stato da geoff lawton ho visto ben poche coltivazioni e più che altro food forest e esempi da seguire. Ho sempre gestito il mio tempo socialmente e ho tanto bisogno di compagnia consigli e confronto. Quindi ho deciso di fare ciò. Che ne dite Dell idea. Avete tempo e voglia di confrontarvi con me? Sarò sicuramente off topic. Spero non mi bastoniate troppo.

    Rispondi a questo commento
  12. 12

    Who does he follow online?..

    Rispondi a questo commento

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