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La gallina di Bill

In questi giorni sto ricevendo un sacco di telefonate. E’ divertente, in un suo modo strano, e rispondo sempre con piacere.
Forse vuol dire che dovrei fare più attenzione alle mail. In ogni caso, molte mi innescano deliri mentali notevoli.

evergreen

Questa l’abbiamo vista tutti, vero? Un’evergreen della permacultura.
Fa al pari con le anatre per combattere le lumache.

Per chi non avesse mai visto l’immagine qui presentata: un piccolo sunto del suo significato. Per chi sapesse di cosa sto parlando… ripasso!

La gallina di Bill compare su più o meno qualsiasi libro inerente la permacultura. Fondamentalmente è un’esempio della lettura dei bisogni, dei prodotti e delle caratteristiche intrinseche di un’elemento da inserire in un sistema.
Dall’analisi di questi tre elementi – bisogni, prodotti, caratteristiche – si possono estrapolare dati più o meno fondamentali per il posizionamento relativo dell’elemento stesso. Nel caso di Bill, la gallina.

Quello che però spesso capita è che, trasportati da un immaginario da cui difficilmente riusciamo ad astrarci, guardiamo la gallina di Bill, la comprendiamo e, in tutta chiarezza e tranquillità, cerchiamo di inserirla alla bene-meglio nel sistema. Magari con un chicken tractor che pesa 3 tonnellate realizzato con rotelline da 2″ che affonadano nel fango come una spatola da burro appena uscita dalla forgia…
Benvenuti nell’allegro mondo delle gigionate in permacultura!

Ecco. Me lo segno come promemoria personale: la gallina è un’esempio!

Ovviamente, nella nostra stoltaggine , gli anni passati, il ‘saggio’ indicava la luna e noi vedevamo il pollo (vorrei far notare come, quando faccio delle vaccate, utilizzo un codardissimo plurale). Anche perchè – che diamine – pensi a ‘campagna’, ‘natura’, ‘verdurine dell’orto’, vita sana all’aria aperta… le galline ci stanno pure, vaccaboja!
Cioè, pensi campagna, fattoria… il passo successivo è ‘pollaio’!
E ci sta tutto. Non si può dir di no. L’ovetto fresco… l’omelette con le erbette…

Poi, passano un tot di anni, e ti rendi conto che c’era qualcosa di scritto nel testo intorno al pollo di Bill. Qualcosa che non ti ricordi più. Qualcosa che, obbiettivamente, era palloso messo al confronto con l’idea della vecchia fattoria (chi non ha fatto il coro è pregato di allontanarsi da questo blog) o il progetto spartano di autosufficienza perchè ‘i maya m’hanno dato buca ma mo’ vedi che t’arriva‘.

Pc_Principles_Poster_ENUbicazione Relativa (capirai che concetto… molto più ganze le istruzioni per costruire una rocket stove o un aratro yeoman parcheggiato nell’aiuola delle insalate)
Analizzi i bisogni, le caratteristiche, i prodotti e, se i dati raccolti supportano la tesi, individui, all’interno del sistema e del progetto un’ubicazione relativa che mette l’elemento in relazione con gli altri. Non è il pollo la parte importante. E’ l’analisi. Bill al posto del pollo poteva utilizzare un varano di comodo. Era uguale ma, magari, non sarebbe scaduto in uno scontato ‘deviante’. Ma Bill è Bill… vai a dirgli qualcosa…

 

Fatto sta che dopo anni ed anni abbiamo realmente guardato le galline e, dopo l’attenta analisi di cui sopra, abbiamo deciso che l’unica cosa a cui servono è rompere le balle. E quindi, abbiamo abbandonato le galline. (In realtà ne abbiamo ancora qualcuna… ma non verranno sostituite in caso di morte accidentale o naturale, tutto questo ragionamento è stato fatto anni fa…).

 

Il motivo è semplice. Sono inadatte ad un progetto come il nostro in cui la produzione di verdure è una parte importante. Ma, siamo comunque al Nord è un’integrazione alla produzione alimentare è comunque quasi obbligata. (Qui ci sarebbe da fare un calcolo EROEI di proporzioni bibliche in cui, comunque, finirebbero questioni etiche non discutibili…)

 

lupo-agnelloAvere un orto ed allevare galline – senza rinchiuderle in spazi angusti, da pulire, muovere, rimpinzare d’acqua e cibo tutti i giorni, in pratica fare la donna delle pulizie per i polli-  è più o meno come voler allevare lupi tra gli agnelli.
Ma l’ovetto e pur sempre l’ovetto e, se si è orgogliosamente e coscienziosamente onnivori, magari è anche qualcosa di più…

 

Da qui il passaggio è stato breve. Abbiamo ridotto le dimensioni dei polli sostituendoli con le quaglie (vuoi mettere spostare una famiglia di quaglie contro una famiglia di galline?) e abbiamo inserito volatili che avessero abitudini alimentari e comportamentali che supportassero il sistema invece di, semplicemente, rompere le palle: le farone. Poche però… che son comunque grossette… (Dai, adesso ditemi: ‘ahh… ma fanno un sacco di rumore!’ La risposta è: ubicazione relativa. Mica ve le dovete mettere in camera da letto. Non è neanche detto che le dobbiate prendere, detto sinceramente…)

 

Il meccanismo è semplice. In permacultura si tende ad imitare i modelli naturali, no? Bene, se avete un orto voi siete l’equivalente di un’enorme erbivoro. Cosa fate per bilanciare il sistema naturale? Inserite altri erbivori per il gusto della competizione?

No. Voi avete bisogno di volatili perché in un sistema naturale i volatili hanno un ruolo importante. Ma un altro tipo di volatili non delle maledette predatrici di insalatine e finocchi. Volatili che si ingozzino di insetti e semi di infestanti scagazzando allegramente fosfati quà e là.
Da questo punto di vista quaglie e faraone vincono sulle galline 100 a 1.

“Ehhhh… ma le quaglie fanno ‘ste ovette.”

Vi ho sentito. Chevvicredete. Vi ho sentito.

Vabbè, abbiamo ripassato il concetto di ubicazione relativa, di sistema, di funzioni e relazioni. Potrei massacrarvi gli zebedei anche con i feedback oppositivi o supportivi ma mi fermo qua e vi rispondo solo che, se è vero che i cicli delle energie sono alla base di una progettazione sostenibile… le quaglie sono moooooolto più efficienti delle galline.

Per dire:
Le quaglie sono pronte alla deposizione dopo 5-6 settimane di vita contro le 24 delle galline, il che si traduce in molto meno cibo in attesa di una ‘resa’ (sempre che gli si debba dare del cibo e non le si lasci libere di cavarsela per i fatti loro).
Un’ovaiola può deporre circa 150 uova l’anno contro le 300 di una quaglia. Le uova sono più piccole ma si possono avere molte più quaglie a parità di spazio.

Un uovo di quaglia si schiude in 17 giorni e la quaglia è matura in 6 settimane contro i 21 giorni e i 3-6 mesi della gallina rendendo le quaglie dei ‘conigli’ da pollaioLe quaglie sono molto silenziose. Se state progettando una fattoria clandestina in una zona in cui i vicini sono molesti….

Che poi. Tutto sto delirio in realtà nasce dal fatto che adoro le faraone ma, essendo una mini-fattoria, ho dovuto ridurre la scala.

VLUU L100, M100  / Samsung L100, M100Inoltre, un po’ in ritardo ma non troppo sul mio compleanno, la faraona (evidentemente con dei disturbi al suo orologio biologico) è scomparsa in un cespuglio per un mese per regalarci un paio di pulcini.

Adoro le faraone. Nel loro caso l’orologiaio miope (un saluto a Lisa Signorile) era evidentemente Vivienne Westwood.

vivienneFaraona

21 Commenti

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  1. 1

    molto esaustivo! se ho capito bene le faraone non razzolano nell’orto, ma per quel che mi ricordo volano, e anche lontano quando sono libere.
    Poi, non so che razza di ovaiole hai, ma le due ovaiole che ho io fanno almeno 300 uova l’anno.
    Il mio problema è che se non ci pensa Lillo i miei animali muoiono di vecchiaia :)

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    • 1.1

      No, le faraone razzolano nell’orto. La differenza e che non sgrattano, non mangiano le verdure ma si concentrano sui semi (soprattutto graminacee) e sugli insetti (soprattutto grilli e cavallette)… più o meno la stessa cosa per le quaglie, ma loro sgrattano un sacco e, alla lunga rischiano di farti dei danni alle piante per farsi i bagni di polvere.
      Quindi, faraone e quaglie sono benvenute nell’orto, loro lo sanno e non si allontanano mai più di tanto. Ovviamente le abbiamo abituate a riconoscere casa e ad accorrere se le si chiama. Il fatto che volino qui è un plus valore che le mette al riparo da parecchi predatori…
      Si, la resa di un’ovaiola è molto variabile. Per dire, al di sotto delle 14 ore di luce le quaglie smettono di fare le uova, la mia gallinella bantam continua imperterrita. Il mio problema, però, è solo sempre quello dell’energia investita per energia resa: non volendo comprare cibo per galline, non volendo andare a pulire il pollaio, non volendo dover costantemente controllare che l’acqua sia fresca, non volendo dovermi improvvisare veterinario nel caso scoppiasse qualche patologia nel pollaio… le uova di gallina mi costerebbero troppe energie (economiche, fisiche, celebrali). Quindi, nel mio caso, un sistema semi selvatico con un minor numero di uova, ma una diffusione automatica dei fosfati ed un sistema di controllo (parziale) delle infestanti e dei parassiti mi permette, in chiusura di partita, di avere un bilancio in attivo. O quasi… nessun bilancio è mai totalmente attivo o totalmente passivo ;)

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  2. 2

    E’ il primo ragionamento, non solo il più sensato, ma proprio il primo che sento sull’inserimento dei galliformi in un sistema… Mi è capitato di vedere diversi chicken tractor, i quali, non solo erano discutibili per le condizioni in cui venivano tenute le galline (anche se per me lo sono tutti…), ma non avevano alcun utilità, se non sterminare tutta l’erba e la vita che albergava tra le foglie, in cambio di piccole merde e la creazione di un desolante rettangolo di suolo nudo.
    Però, io considererei di più il fatto che, inserire tanti grossi predatori ( a meno che il sistema non sia proprio molto produttivo), che si tratti di galline ovaiole o di faraone, in piccoli spazi, genera un grosso squilibrio nell’entomofauna e più in genarale in tutta l’artropodofauna (bisogna ricordarsi che non esistono solo i pronubi, le coccinelle e gli afidi e che le realazioni non sono lineari) e questo, non va sottovalutato. CI sono inoltre una moltitudine di uccelli selvatici utili al sistema, a patto che in giro non ci siano troppi mamiferi addomesticati…

    Insomma, al di là della mia scelta vegana e antispecista, continuo a preferire le scolopendre, i geofilomorfi, i carabidi e le luscengole a quei giganti parenti stretti dei rettili… :)

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    • 2.1

      :)
      Si, concordo ma ben sai che sono un ‘onnivoro responsabile’ e l’avere delle ancore di proteine per i momenti ‘disperati’ anche solo nella forma di uova mi mette abbastanza al sicuro poi, sarò sincero, la cazzata l’ho fatta portandomi appresso due cani e cinque gatti a cui voglio molto bene e che non darei via per nulla al mondo ma che hanno l’impatto sull’ecosistema circostante di un caterpillar (ruspa, non bacarozzo) lanciato a piena velocità in un’oasi Lipu… Diciamo che, avendo fatto per primo il casino, devo almeno cercare di riequilibrare un’attimo i fattori.
      Comunque, le faraone sono solo 3 (più 2 pulcini) su molto più di un ettaro (contando che spesso sono nei pascoli dei vicini) mentre le quaglie sono organizzate in micro nuclei in continuo movimento nei quail tractor. Quest’ultimi, di base, vengono spostate di 1,80m ogni giorno anchè perchè non ci servono per ‘l’incenerimento’ del suolo e quindi non sono sui bancali ma nei corridoi perimetrali (possibilmente vicino alle siepi) dove è sempre inerbito (anche troppo :) )
      Comunque hai appena dato del rettile a Vivienne Westwood ;)

      Uh, dimenticavo… le faraone sono spesso nei pascoli dei vicini perchè zeppi delle zecche delle pecore… già… che fesso, di base era stato uno dei miei primi ragionamenti sulle quaglie e le faraone…

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      • 2.1.1

        Capisco il discorso sugli animali d’affezione ed è interessante quello sulle zecche.
        Nel muretto a secco del mio orto vengono a partorire le gatte di nonno (si sentono decisamente più al sicuro e, nonostante siano pressoché selvatiche e facciano scappare i porcospini, non riesco a sfrattarle…almeno fino a quando non riuscirò ad offrirle un “alloggio” alternativo).
        Per il resto, mi dispiace aver offeso Vivienne Westwood :)

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        • Si, i gatti in effetti sono un gran dilemma… per noi (oltre l’affetto) c’era anche la questione di costruire in paglia e legno nel territorio dei ghiri. territorio in cui i simpatici roditori non hanno praticamente più predatori… adesso stanno reinserendo il ghebbio ma pare preferire le galline :)

  3. 3

    un post da memorizzare come un mantra; ottimo articolo, egregio dottore :)

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    • 3.1

      Guarda la luna non il pollo è un mantra imbarazzante per cui essere ricordato… soprattutto se mi immagino al chiaro di luna mentre punto una gallina verso l’astro d’argento in un plenilunio cristallino (magari pure durante un perigeo) :D

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  4. 4
    il 4 ottobre 2013 alle 09:57
    alessandro ha scritto:

    Ciao, bell’analisi!
    io sono esattamente nella tua condizione riguardo a cani e gatti e dopo un primo tentativo con galline(fallito grazie ai cani)sto studiando un sistema per reintrodurre proteine animali…
    In primavera è poi molto forte il problema zecche….mi confermi che faraone e quaglie fanno il loro dovere coscienziosamente? Più delle galline?

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    • 4.1

      Confermo soprattutto per le faraone… dopo mesi passati a spulciare i cani non ci si è più presentato il problema e le pecore passano allegramente nel nostro prato.
      Sui cani e gatti, che dire, i miei non attaccano nessun animale che considerano ‘amico’ ma qualsiasi ‘esterno’ viene quanto meno scacciato… la più violenta con oche, galline ecc… è la maiala (sigh)

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  5. 5

    :-) ) ma le faraone ti intrattengon tanto quanto le galline? io da marzo ne ho due nel giardino di casa in città e confermo tutte le tue osservazioni sull’energia che occorre investire nel sistema (dalla impossibilità di avere un’orto se non previa costruzione di un muro alto tra lui e loro, alle granaglie comprate in negozio, all’acqua, alla raccolta della cacca, che peraltro trovo essere una calzante metafora della vita)..però le uova sono buone, è una soddisfazione raccoglierle e, fattore ormai principale, le galline forniscono un divertimento unico, sono animali strani, sorprendenti e curiosi, sono antistress. Noi a fatica potremmo farne a meno adesso, almeno finora..

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    • 5.1

      A mio personale parere le faraone sono molto meglio delle galline anche per la compagnia. Non sai mai dove sono… ieri sera le ho trovate sul tetto di casa. La mattina bussano alla porta di casa e poi s ene vanno in giro, la sera si piazzano davanti al cancelletto per farselo aprire per andare a dormire (cancelletto che la mattina hanno comodamente sorvolato in totale autonomia…)
      Mentre, per ambiente urbano, le quaglie sono ottime: occupano meno spazio delle galline e sono estremamente silenziose

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  6. 6

    Che gioia l’autunno e la pioggia se ci donano queste perle di saggezza! (e non ti sto prendendo per il …)
    Un commento congiunto a questo e al post precedente: a tutti quelli che spacciano corsi di Permacultura bisognerebbe chiedere il curriculum per verificare cosa hanno fatto davvero.
    A me e’ capitato per il caso del Forest Gardening e la risposta e’ stata sconfortante; ci sono persone che campano vendendo corsi e che, non solo non hanno MAI fatto davvero quello che predicano, ma non tengono nemmeno i contatti con quelli presso cui hanno fatto gli impianti durante il corso, nemmeno per sapere se le piante sono sopravvissute e come stanno crescendo. Vergogna!
    Nello specifico, invece, posso portare l’esperienza, non ancora compiuta perche’ non so ancora come riequilibrare e ricavare un beneficio a costi e sforzi accettabili, della famosa “siepe di topinambour” di Bill.
    Ah, devo passare a trovarvi a breve perche’ sto pianificando un cambiamento di rotta nel vivaio (pero’ non in un giorno di pioggia…)

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    • 6.1

      Be, sai, alla lunga ci sarà un po’ di ‘pulizia’. Quando finirà un po’ la moda e l’informazione sarà circolata un po’ di più dovrebbe avvenire una sorta di ‘selezione naturale della specie’ sia per ciò che riguarda i formatori sia per le richieste dei formati (che, va detto, spesso si iscrivono a corsi di progettazione del verde, di permacultura o di orticoltura un po’ con lo spirito di chi si iscrive ai corsi di uncinetto senza avere i pollici)
      Non c’è soluzione ai topinabur solo un sacco di flatulenza post prandiale :)
      Quando vuoi siamo qui! ;)

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  7. 7

    l’ho sempre detto che quest’uomo è una miniera a cielo aperto

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  8. 8
  9. 9

    Ciao Nicola! Anche se commento raramente, un occhio sull’Orto di carta ce lo butto sempre :-)
    Penso di esprimere un pensiero comune dicendo che sono articoli come questo hanno creato il meritato seguito di lettori che hai!
    Ma lasciamo perdere i salamelecchi.
    Durante la lettura mi sono interrogato sulle condizioni di “sicurezza” delle faraone rispetto a possibili predatori, con in mente la prospettiva di introdurle nel mio orto-limoneto. Quali pericoli corrono, sia in generale, che nello specifico lì da te? Come si difendono da cani e gatti estranei, per esempio? La presenza dei tuoi cani e gatti, oltre a quella di voi esseri umani, rappresenta un fattore di dissuasione nei confronti dei predatori (almeno diurno)? Esistono difese fisiche? Fino a che punto sono in grado di cavarsela da sole? Ah, certo: sono buone le uova? :D
    Spero proprio di potervi passare a trovare l’anno venturo…
    Saluti!

    Rispondi a questo commento
    • 9.1

      Oh, le faraone sono molto meno ‘civilizzate’ delle galline… questo le rende più ‘spartane’ (si recuperano un sacco di cibo in giro da sole e si difendono meglio dai predatori). Sono ottime cacciatrici di bisce e serpentelli vari. Qui da noi le volpi e le faine sono un problema, per ora, minore e vengono tenute alla larga dal casino che facciamo noi e, in parte, dai cani (a parte uno spiacevole incidente che vide coinvolta un’oca, una volpe sotto la finestra della cucina ed il fondo di una padella) ma, le faraone, volando, riescono più facilmente a mettersi in salvo. Inoltre tendono ad andare a dormire in posti inaccessibili (la cima di un’albero, il tetto di casa, un palo…). Altro discorso per i falchetti che qui abbondano… ma, in ogni caso, le faraone sono sopravvissute a tutti gli attacchi, le galline sono state sterminate nell’arco di 4 mesi (al ritmo di 1 gallina e /2 al mese…).
      Le uova hanno un sapore identico a quelle di gallina ma sono leggermente più piccole e ne depongono meno. Se lasciate libere, le faraone, tendono a fare le uova dove gli capita (spesso nel fitto di un roveto) rendendo il lavoro di recupero delle stesso quanto meno impervio :)
      La soluzione, nel nostro caso, è cercare di farle uscire solo dopo l’ora di pranzo (almeno nella stagione della deposizione… ora stanno in giro e basta)
      Saluti alla limonaia!

      Rispondi a questo commento
  10. 10

    [...] un anno qual è il bilancio? Diciamo subito una cosa: ha ragione Nicola quando dice che bisogna resistere al fascino che le galline esercitano e al ruolo che occupano [...]

    Rispondi a questo commento

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