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M’è andato di traverso un pragmatismo

scritto da iosononicola il 12.2.2016
pubblicato in: Bollettino

Ho pubblicato questo piccolo post in un gruppo di Facebook.
Qualcuno l’ha letto e ha chiesto di poterlo avere su “piattaforma aperta”.
Eccolo qui.

“Lo so.
Questo è un gruppo sulla “Cura del Suolo”.
Potrei essere OT e, nel caso, spernacchiate ed andate oltre.
Visto l’ultimo chilometrico post ed i suoi diluvianti commenti vorrei porre una questione (principalmente a chi, in questa lista, coltiva “professionalmente” o da “reddito” ma i “consumatori-ortolani” possono comunque dire la loro magari pensando come “consumatori”)
La domanda è: ma, aldilà delle diverse tecniche, metodi (yeack!), filosofie, politiche… voi sapete qual’è il vostro prodotto finale? Il suo valore reale? (non vale fare i prezzi andando al supermerkat e moltiplicando per 4) Sapete quando sarà pronto ed in quale quantità? Soprattutto sapete se l’elefante sta partorendo una formichina?
La cura del suolo è, di base, il più grosso asset nella produzione alimentare.
Chi produce nutrimento in primis coltiva e sviluppa suolo.
Farlo in maniera etica, ecologica e sostenibile è complicato.
Se a questo si aggiungono tutte le variabili possibili immaginabili di clima, cultivar, pedogenesi, mercato ortofrutticolo… mi viene difficile non pensare che, senza un’adeguata programmazione, qualche “conto di energia” non venga “spalmato” su qualche “innocente” che a turno può essere l’utente finale (prodotto di qualità scadente ma venduto a cifre assurde perchè “naturale”), sul produttore (che va in burn-out da fatica), o sul suolo che viene “bruciato” nel tentativo di ricerca di una soluzione salvifica attraverso l’applicazione non consapevole di soluzioni semplici (si, capita molto spesso anche nell’ambito dell’agricoltura naturale…)”

rant

2 Commenti

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  1. 1
    il 1 aprile 2016 alle 19:21
    Matteo ha scritto:

    Interessante… a distanza di un mese e mezzo nessun commento… Sono nessuno in materia, noto solo questo.

    ====

    In effetti credo sia la questione (o una delle) fondamentale: lavori per vendere, ma il gioco (questo gioco, alternativo) ne vale la candela? Dico, senza barare (i tre modi supposti)!
    E se ne può valere (ci campo e non baro) come riuscirci?
    Qualcuno ha suggerimenti? Forse che certi strumenti (ricordo il file .xls della programmazione orticola da voi prodotto tempo fa) tornano utili? Altro? …
    C’è da scomodare Odum?!?

    Che quello che si vede in giro, da giovani che tornano alla terra, è, molto spesso, la riproposizione di impresa agricola “tradizionale” (chimica, filiera lunga, prodotti standardizzati), e il “biologico” non differisce.

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  2. 2
    il 24 luglio 2016 alle 20:51
    Fabrice ha scritto:

    Mi è rimasta da tempo l’impressione che il biologico sia una cosa da ricchi, almeno dal punto del consumatore; e che sia necessario essere anche dentro una certa “linea ideologica”.
    Se è così il destino è che resti una cosa per pochi

    Rispondi a questo commento

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